Come si può trascorrere l'ultimo giorno dell'anno? A Parigi o a Londra oppure in un'altra capitale europea o magari su una calda (siamo sicuri?)spiaggia

del Mar Rosso, come fanno alcuni amici ristoratori

approfittando del periodo di chiusura, oppure sulla neve o infine a casa tua inventandoti qualcosa per rendere questa giornata diversa da tutte le altre.Tanti e tanti anni fa, nell'immediato dopo guerra,c'era la fame, com'è brutta questa parola eppure, purtroppo era così e non c'era l'imbarazzo della scelta.

La nonna o la zia preparava quegli splendidi dolci fritti, auciati e crispelle, che profumavano leggermente di cannella e si finiva, immancabilmente, davanti al focolare sul quale era stato impostato un "capofuoco" di tutto rispetto che sarebbe durato fino al mattino seguente ed anche di più.

Non c'era televisione e la radio non era poi così diffusa dalle nostre parti.

Qualcuno raccontava qualcosa di interessante ed il piccolino di casa faceva tranquillamente pipì sulla cenere e davanti a tutti.Nessuno ti ascolta quando gli dici che non è il caso, "prima o poi smetterà" diceva lo zio!

La porta della cucina era chiusa con una grossa barra di legno ma qualcuno sapeva che in quella sera di festa qualcosa sarebbe accaduto, di nuovo e di bello.Si sentiva il rumore  degli scarponi chiodati da campagna, che il vento non riusciva a coprire, dei tanti che stavano per arrivare.

Bussarono, zia Agatina Di Lorenzo, la nonna di Celestino, sempre prodiga di dolci e confetti per tutti noi ragazzini, aprì la porta e vidi un numero imprecisato di persone, malvestite e con la barba di qualche giorno, se non avessi visto subito gli strumenti musicali e non avessi riconosciuto in loro le persone che quotidianamente erano andati con le donne a raccogliere le olive, avrei avuto  quasi paura!

Entrò per primo quello con la frasca di lauro, poi venne quello con un grosso barattolo richiuso da una pelle con al centro un ramoscello levigato di nocciolo, e poi via via le chitarre, la fisarmonica ed il piffero.

Erano tanti , non ricordo quanti!  Anche loro si erano inventati qualcosa , non per trascorrere l'ultimo dell'anno in maniera diversa, ma per mangiare qualcosa in più, per bere prima ed ottenere dopo qualche fiasco di vino e, perché no, raggranellare qualche lira, questa sì, fuori programma.Erano gli uomini del bughi,bughi, di un tempo, qui si chiamava così, suonatori e cantori che cominciavano la loro cantilena:"Noi siamo i poveri e i poveri e venimmo da Casoria. . ."ma non era vero venivano da Ventaroli e dalla campagna vicina! Oggi dobbiamo accontentarci di quello fatto al Sidicinum e da noi a Carinola dieci anni fa!

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