Esistono, nella vita di ciascun uomo, notizie che non si vorrebbero mai apprendere. La più brutta è quella della scomparsa di una persona cara, comprendendo in questa espressione un familiare o un amico.

 

diresta antimo aRicevetti una telefonata a prima mattina, all'inizio di un nuovo giorno che ciascuno si augura essere radioso da un caro amico che con tristezza mi annunciò la scomparsa improvvisa di Antimo Di Resta.

Restai per qualche attimo come tramortito non solo e non tanto perché lo avevo incontrato qualche giorno prima in piena attività ed in pieno apparente benessere, quanto perché Antimo, nella vita di chi gli è stato amico apparteneva a quella categoria di persone per le quali la parola morte sembra non dover esistere.

Lo avevo conosciuto e ne ero diventato subito amico non nella sua veste di avvocato bensì in quella di politico perché trascorremmo anni insieme quando avemmo entrambi l'onore di essere amministratori della nostra Provincia.

Erano allora gli anni difficili di Tangentopoli e di Post Tangentopoli, quando cioè chi si dedicava alla cosa pubblica, sottraendo tempo alla propria Famiglia, ai propri affetti era considerato, nella migliore delle ipotesi, un ambizioso, se non un ladro o peggio un camorrista. Con Antimo, così come con altri Consiglieri, si stabilì quasi con immediatezza un legame profondo, affettivo, di simpatia, di stima.

Antimo condivideva con me la provenienza da un piccolo paese. Provenienza non significa soltanto luogo di nascita ma anche condizioni più disagiate di chi nasce in Città e quindi maggiore capacità di adattamento, considerare il compaesano come membro di una stessa famiglia allargata, stante la maggiore vicinanza, il detenere valori contadini avvolte secolari ma "ammodernati" con il passare del tempo.

Antimo era tutto questo ed altro ancora .

Aveva affrontato gli studi con il disagio di dovere raggiungere quotidianamente la scuola prima e l'università dopo con i mezzi pubblici, all'epoca molto approssimativi e con l'inizio della giornata all'alba perché la "corriera" non aspettava certamente lo studente.

Poi l'onore della Laurea certamente cosa non frequente come ora in un piccolo, ancorché progredito, Comune.

Affermarsi poi giorno dopo giorno, con" l'olio di gomito " e con la "piccozza" del poeta, lui non appartenente a famiglie di giuristi , ha meritato la stima unanime, anche professionale di clienti, di colleghi di Magistrati.

Ha avuto l'onore anche di essere magistrato onorario.

In politica si è comportato sempre con grandissima onesta , compostezza, senso civico, amore per la sua, per la nostra Terra, anteponendo sempre, dico sempre, l'interesse pubblico a quello privato.

Ha lasciato la politica quando essa è purtroppo diventata più "complicata", rinunciando ad una sicura e prestigiosa carriera anche in quel campo.

Ebbe a confessare proprio a me questa motivazione ossia la politica che non era più intesa come bene pubblico, non faceva per lui.

Ebbene per concludere queste brevi considerazioni dico che se un funerale, come si è sempre giustamente ritenuto, si costruisce nell'arco dell'intera vita, non solo l'amplissima partecipazione al Suo  è stata immensa quanto soprattutto la commozione, il dolore (a volte sfociato in lacrime) hanno dimostrato che Antimo aveva impostato tutta la sua vita a quei valori cui sopra ho fatto riferimento e che lui non ha lasciato mai nemmeno per un istante..

Ciao Antimo carissimo. Ti ringrazio della tua amicizia della quale reateró sempre onorato come onorato sono stato recentemente quando lasciando la Magistratura sono diventato tuo collega.

Riccardo Ventre