UFFICIO DEL GIUDICE Di PACE DI

CARINOLA

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

Il Giudice di  Pace, in persona dell’.avv Pietro Tudino,all’udienza del  3 luglio 2009  , ha pronunciato la seguente

s e n t e n z a

nella causa civile ìscrìtta in epigrafe avente ad oggetto  ”azione di responsabilità civile ex artt. 2043,2051 c.c. – risarcimento del danno “

 

TRA

 

 

XXXXXXXXX in p.l.r.p.t.   dom.to in Sessa Aurunca   presso lo studio dell’avv. S Schiappa       ----   attore   

                                                                        E

Istituto Vendite Giudiziarie (I.V.G.) in p.l.r.p.t. rapp.ta e difesa dall’avv. S. Clemente ed  EL.TE dom.ta in Maddaloni presso lo studio dell’avv.     G Pisanti in virtu’ di mandato a margine della comparsa di risposta –---                                                     convenuta

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’odierno attore, evocava, a mezzo del proprio procuratore ,l’intestato ufficio giudiziario, a fini di richiesta di risarcimento dei danni subiti per effetto della condotta della convenuta Istituto Vendite Giudiziarie  (da questo momento in poi denominata  I.V.G.)  in relazione alle vicende di cui alla procedura n.221-07 radicata in materia di esecuzione presso il locale Tribunale di Carinola.

A fondamento della domanda parte attorea , premetteva;

1)      Di aver promosso, in data 13-4-07, nella qualità di creditore del sig. Xxxxxx, istanza di vendita di un furgone Ford targa            XXXXXXXXX oggetto di pignoramento in danno di quest’ultimo;  

2)      Che ,nel corso della  procedura di esecuzione , il Giudice assegnatario provvedeva alla sostituzione del custode del bene (lo stesso WWWWW)  indicando all’uopo l’I.V.G. , come risulta dalla allegata ordinanza;

3)      Che nel corpo della succitata ordinanza il G.E. indicava al nuovo custode le modalità secondo le quali si sarebbe dovuto procedere all’asportazione, alla ricognizione ed al trasporto  – in vista della successiva vendita -  del compendio pignorato ;

4)      Che, a causa del mancato reperimento del bene oggetto di pignoramento (per le ragioni di cui si preciserà in seguito) il Giudice dell’esecuzione rinviava a piu’ riprese la procedura fino a doverla estinguere, all’udienza del 6.2.08, per l’impossiiblità materiale di procedere alla vendita a seguito della sua  accertata  indisponiiblità;

5)      Che, per effetto della condotta colposa della convenuta, relativamente alla mancata e/o non diligente custodia del bene pignorato, la società attorea aveva subito un danno derivante dalla mancata vendita dello stesso , da commisurarsi nella misura di €2000, avendone in tale misura indicato il valore lo stesso Magistrato affidatario della procedura esecutiva.  Richiedeva pertanto il riconoscimento di tale danno , da imputarsi al comportamento dell’I.V.G. ai sensi dell’art. 20512 cc. , con vittoria di spese diritti ed onorari del giudizio.

Incardinata la lite, ed avuta la costituzione in giudizio di parte convenuta

I.V.G. (la quale si costituitva attraverso patrocinio a firma dell’avv. S Clemente  cfr. comparsa di risposta )  fallito in concreto il tentativo d conciliazione per la sostanziale divergenza nelle posizioni delle parti, si provvedeva a definire in prima udienza la questione preliminare della ritenuta incompetenza di questo GDP ,come risulta da verbale di udienza.  

 Infine, all’udienza del 3.7.09,  in assenza di ulteriori questioni e rilevata la causa  fondata su prova documentale,  si dava la parola ai procuratori delle parti per la precisazione delle conclusioni e la discussione orale, all’esito  introitandola  a sentenza (gg.. 20 a note).

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente occorre dire che la presente causa, inerente a richiesta di risarcimento danni . è stata correttamente incardinata innanzi al Giudice di Pace, competente per materia e per valore in relazione alla presente procedura. Quanto alla questione dell’ eventuale vizio di competenza per territtorio sollevata da parte convenuta, essa è stata già risolta nel senso della ritenuta cognizione di questo GDP quanto alla trattazione della vicenda. Ad integrazione della già emessa ordinanza reiettiva della incompetenza, si precisa che ,pur in costanza di un orientamento diretto a riconoscere validità al foro della persona giuridica convenuta  (art. 19 c.p.c.) in materia di azioni da responsabilità, il legislatore – e la stessa giurisprudenza che ne è derivata – richiedono che l’eccezione di incompetenza  debba essere  rigorosamente formulata non soltanto nel corpo della memoria difensiva ma anche reiterata a verbale in prima udienza. Sul punto lo stesso legislatore,nell’ottica di prevenire ed evitare che determinate vicende processuali subiscano notevoli ,reiterati ed ingiustificati  differimenti per ragioni squisitamente formali, con l’introduzione della legge 69-09 recante  modifiche al codice di procedura civile,   impone all’art. 38 che tale vizio di competenza debba essere eccepito, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta tempestivamente depositata  , laddove risulta dagli atti che la costituzione in giudizio di I.V.G. sarebbe stata perfezionata attraverso deposito degli atti solo alla data del 28-4-09, rispetto alla data dell’atto di citazione 27.4.09 . in ogni caso va detto che alla prima udienza del 14-5-09 (data di rinvio di ufficio rispetto a quella fissata nell’atto di citazione ) il procuratore di parte convenuta , nell’illustrare il contenuto delle questioni preliminari , lungi dal reiterare l’eccezione,  riteneva di  associarsi alla richieste di parte attorea.  Ne deriva che il vizio di competenza territoriale, pur astrattamente sussistente ai sensi dell’art. 19 c.pc., non puo’ esser rilevato in quanto non correttamente eccepito da parte convenuta e comunque non è rilevabile d’ufficio in presenza di altri criteri di competenza (forum commissi delicti ) che rimandano a questa A-G-

Nel merito la domanda è fondata e puo’ essere accolta per quanto di ragione; dal contenuto degli atti allegati alla produzione di parte, e dalla conseguenziale cronologia degli eventi riferiti – per i quali non vi è contrasto in ordine alla loro effettiva verificazione – emerge che l’I.V.G.nel corso delle proprie operazioni destinate all’apprensione ed alla ricognizione del bene pignorato , non si è attenuta alle prescrizioni dettate dal Giudice affidatario e cio’ emerge sia in relazione all’accesso del giorno 10 ottobre 2007 (non preceduto da alcuna comunicazione) , laddove pur riscontrando l’assenza dell’esecutato, la convenuta avrebbe potuto tentare di ottenere l’impiego della forza pubblica al fine di entrare presso il luogo di custodia del bene; e  soprattutto in relazione alla data del 29 ottobre 2007 laddove , in presenza dell’esecutato, e nella ragionevole previsione che in quel luogo vi fosse effettivamente il Furgone oggetto dell’incarico , non solo l’ IV.G. non provvedeva all’asporto del bene,  ma di fatto consentiva un inopinato rinvio della procedura sulla base di una autodichiarazione della parte esecutata  WWWWWWWW WWWW ( intrinsecamente interessata a non privarsi di un bene nella sua disponibilità) che affermava (circostanza questa non dimostrata ed anzi contraddetta da parte ricorrente) che era in corso un bonario componimento della lite , da concludersi entro il 30 ottobre 2007  (cfr. verbale di accesso agli atti della procedura ) . a parte la singolarità della metodologia intrapresa (la circostanza dell’eventuale componimento della lite andava introdotta, e dimostrata,  da parte creditrice e non certo affidata al mero flatus vocis  del debitore esecutato – (sul punto cfr. lo stesso modulo utilizzato da I.V.G. che richiede sul punto l’adesione del creditore istante ) ci si chiede ; come mai, a fronte di una dichiarazione di disponibilità ad estingure il debito entro il 30 ottobre 2007  effettuata solo il giorno prima dal Wwwwww (29.10.07)  , l’I.V.G. non abbia ritenuto di verificare la circostanza tornando appunto il giorno dopo presso quel sito ,  preferendo invece  attendere il successivo 30 gennaio 2008 prima di tentare un nuovo accesso e riscontrare la prevedibille assenza del debitore?  La mancanza di una plausibile e ragionevole risposta a tale quesito dimostra in maniera ineluttabile la mancata diligenza da parte dell’I.V.G. nella esecuzione dell’incarico affidato dal Magistrato assegnatario e tale situazione, se non appare di rilevanza penale come pure è stato segnalato dal procuratore di parte attorea attraverso atto di querela (la eventuale fattispecie di cui all’art. 388 c.p. a carico del legale rapp.te della convenuta sarebbe comunque insussistente per carenza dell’elemento psicologico) riveste indubitabilmente la fattispecie della colpa, sia nell’accezione di cui all’art. 2051 che nella piu’ ampia previsione normativa ex art. 2043 cc. . sul punto non puo’ concordarsi con la linea difensiva intrapresa dal procuratore della convenuta dal momento che il dovere di custodia nei confronti della res  individuata negli atti della procedura esecutiva non puo’ ritenersi legato alla mancata apprensione del bene, come sostenuto da quella difesa, ma sorge al momento in cui il custode giudiziale assume l’incarico affidatogli , cosi’ ponendo in essere (o dovendo porre in essere )  tutti quegli accorgimenti necessari ad assicurare una obiettiva vigilanza sul bene al fine di preservarne l’integrità . in tale ambito il legislatore individua all’art. 2051 una presunzione di responsabilità a carico del custode che puo’ essere ribaltata solo attraverso la dimostrazione del “caso fortuito” come tale idoneo ad elidere il nesso causale tra la condotta omissiva e l’evento dannoso. La presunzione legale di colpa posta all’art. 2051 cc. postula che questi, per andare esente da responsabilità, debba fornire la prova positiva del caso fortuito ,  senza potersi giovare dell’ignoranza dello stato della cosa o dell’incertezza circa la causa dell’evento dannoso.    Ne deriva che nessun valore di prova liberatoria puo’ ricavarsi dalle osservazioni di parte convenuta in ordine alla estensione del territorio ove la vigilanza debba eseguirsi oppure sulla opzione dall’Istituto prescelta circa la “custodia in loco”, che peraltro era stata esplicitamente esclusa da parte del Magistrato del Tribunale (cfr. ordinanza di nomina agli atti )  . in ogni caso la responsabilità ex art. 2051 cc. concorre con l’altra di caratere piu’ generale, ma ugualmente sussistente , ex art. 2043 cc. specie per cio’ che concerne l’episodio del giorno 29-10-07. 

Affermata pertanto la non diligente custodia da parte della convenuta, resta da valutare l’incidenza del danno che consiste nella mancata disponibilità per la vendita di un furgone immatricolato nell’anno 1980 già intestato al  debitore esecutato WWWWW. Sul punto parte ricorrente assume quel valore in riferimento all’ordinanza emessa dal G.E. che individua il prezzo minimo di vendita in quel valore. Tale evenienza si scontra con le obiettive risultanze di mercato che, in realzione a quel modello , peraltro ormai fuori produzione, individua valori decisamente inferiori. Del resto ,a fronte di un prezzo fissato dall’autorità , non vi è alcuna certezza che esso possa esser rispettato in sede di libera contrattazione cosi’  come non vi è certezza neppure in ordine alla ipotetica conclusione della vendita qualora il bene fosse stato effettivamente reperito ; sul punto non resta che affidarsi al principio di cui all’art. 1226 cc. che in simili casi , consente il ricorso a valutazioni equitative. Valutato pertanto il valore intrinseco del bene che di fatto non è stato attribuito alla ricorrente , si stima equo il riconoscimento della somma pari ad €1300,00 comprensiva dei costi sostenuti dalla società attorea al fine di consentire il perfezionamento della procedura di apprensione del bene da parte dell’I.V.G.    Interessi legali a decorrere dalla data del deposito della attuale pronuncia al saldo. Le spese seguono la soccombenza e restano precisate come da dispositivo    

PQM

 

Il GDP , definitivamente pronunciando sulla causa, cosi’ provvede;

letti gli artt. 2043, 2051,1226 cc., ogni altra eccezione e/o questione disattesa, ACCOGLIE la domanda e per l’effetto dichiara L’Istituto Vendite Giudiziarie in plrpt responsabile per i fatti di causa ; dispone il risarcimento del danno nella misura di €1300,00 in favore di XXXXXXXXXXXXX in p.l.r.p.t. ; Pone gli interessi legali a decorrrere dalla data del deposito della presente pronuncia al saldo .Pone a carico della convenuta le spese di lite nella misura di €890,00 di cui 80 per esborsi, 500 per diritti, 310 per onorari oltre a rimborso ex art. 15 t.p.f., Iva e cap come per legge in favore e con attribuziione al prociratore assegnatario avv. S Schiappa   

Carinola 16 settembre  2009                                                           il GDP